Picolaser: la soluzione per i tatuaggi colorati arriva dagli USA

La rimozione dei tatuaggi mediante i tradizionali laser Q-Switched a nanosecondi si è affermata negli ultimi anni garantendo risultati spesso soddisfacenti, soprattutto se paragonati a quelli ottenuti in precedenza con tecnologie meno sofisticate. A causa, però, del rapido evolversi delle tecniche di tatuazione e dell’utilizzo di una sempre più ampia gamma di pigmenti, anche questi validissimi strumenti si sono rivelati in alcuni casi insufficienti a fronteggiare la crescente richiesta di rimozione dei tattoos.

Il risultato finale di un trattamento di rimozione laser può essere, infatti, valutato sulla base di alcuni parametri più o meno oggettivi, come la percentuale di rimozione dell’inchiostro, il numero di sedute richieste, il discomfort del paziente e l’effetto ghost. Per quanto concerne la percentuale di colore rimosso, il risultato dipende in larga parte dai colori utilizzati per realizzare il tatuaggio: quelli più semplici da rimuovere sono notoriamente i tatuaggi di colore nero, dato che tali pigmenti assorbono ogni tipo di luce laser.

I laser Q-switched impiegano fino a 20 sedute per la rimozione del tatuaggio con un intervallo obbligato tra una seduta e l’altra di un mese e mezzo. Molti dei limiti di questo tipo di laser possono essere superati dalla nuova tecnologia dei laser a picosecondi. I Picolaser, infatti, utilizzando impulsi della durata di un trilionesimo di secondo (100 volte più brevi rispetto ai Q-S laser tradizionali), permettono di erogare una potenza maggiore ed allo stesso tempo di mantenere un migliore profilo di sicurezza per il paziente. Tali caratteristiche li rendono in assoluto gli strumenti più efficaci sul mercato per la rimozione dei tatuaggi.

Essendo il diametro delle microparticelle di pigmento dei comuni tatuaggi di circa 40 nm, con un tempo di rilassamento termico di circa 1 ns, la durata dell’impulso dei picolaser permette di colpire meglio il pigmento e di ottenere in tal modo la sua rottura fotomeccanica (fotoacustica). Il primo picolaser è stato lanciato in commercio nel 2013 e da allora numerosi studi internazionali hanno confermato la sua efficacia.

 

Studi pubblicati

Saedi et al. hanno pubblicato i risultati di un lavoro effettuato su 12 pazienti con tatuaggi di colore scuro, nei quali è stato ottenuto il 75% della rimozione con un laser a picosecondi ad alessandrite 755 nm (9 pazienti su 12 dopo appena 2-4 trattamenti).
Brauer et al. hanno ottenuto un notevole successo utilizzando allo stesso modo un picolaser ad alessandrite, ma questa volta per tatuaggi multicolore o resistenti: il risultato è stato la rimozione del 75% di 12 tatuaggi di colore blu o verde ottenuto dopo 1 o 2 trattamenti (con più di 2/3 di questi tatuaggi vicini al 100% di rimozione).
I Picolaser in definitiva permettono di ottimizzare i risultati di ogni seduta, facendo diminuire il numero complessivo di trattamenti ed accorciando il periodo di riposo tra una seduta e l’altra. Come visto in letteratura, permettono di trattare i tatuaggi di più colori ed anche quelli resistenti ad altri trattamenti e tutto questo con un discomfort minimo per il paziente.
Nel 2014 la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato un nuovo Picolaser a doppia lunghezza d’onda (532 nm e 1.064 nm), che utilizza la tecnologia PicoWay™, capace di rimuovere tatuaggi di qualsiasi colore: rosso, giallo e arancione, utilizzando la lunghezza d’onda di 532 nm; nero, marrone, blu, verde e viola, con la lunghezza d’onda di 1.064 nm.
Nel 2015 uno studio effettuato con questa nuova tecnologia da Bernstein et al., per la rimozione di 31 tatuaggi multicolore, ha dato come risultato la rimozione del 79+0.9% con una media di 6.5 sedute. Di questi 31 trattamenti solo 6 (meno di 1/5) hanno presentato una lieve iper- o ipopigmentazione residua. Il dott. Bernstein si è detto sorpreso in particolare della capacità di questa tecnologia di rimuovere il pigmento giallo (85%).
Non solo: la nuova tecnologia laser a picosecondi non si limita al campo dei tatuaggi, ma trova numerose applicazioni in medicina estetica, come nel ringiovanimento cutaneo e nelle lesioni pigmentate del derma e dell’epidermide. Queste ed altre applicazioni potranno essere meglio valutate solo mediante un utilizzo su più ampia scala, ma i primi risultati sono già molto promettenti ed il mercato italiano è già in fervida attesa per poterlo testare.

Dott. Orlando Pignalosa
Medico Estetico

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