Nel ambito dell’attuale marketing estetico, le cure dedicate all’uomo hanno subito una vertiginosa ascesa; si stima, infatti, che circa il 22% degli uomini, in una fascia d’età dai 25 ai 40 anni, si concede un trattamento estetico.

Affianco ai classici trattamenti rivitalizzanti e anti-aging vi é una cospicua quota di giovanissimi e non solo, che ricorre a trattamenti di epilazione laser.

Sebbene negli ultimi decenni differenti tipi di laser sono stati utilizzati per l’epilazione progressivamente definitiva, in letteratura, sono presenti solo pochi dati sulla pelle dell’uomo, in particolare.

A questo proposito, infatti, è bene ricordare alcune delle principali differenze nella fisiologia della pelle maschile, quali: una maggior attività in termini di secrezione di sebo, una diversa distribuzione delle aree interessate dai peli, un differente tempo di ricrescita ed infine una maggior estensione della superficie interessata dai follicoli piliferi con conseguente maggior quota sottostante di capillari che la irrorano.

Partendo da questi presupposti, comprendere quale sia il miglior tipo di laser da utilizzare risulta essere la sfida principale per un medico estetico che si approccia alla fotoepilazione.

Negli ultimi decenni, tra i vari metodi utilizzati, uno dei più sperimentati è sicuramente il laser ad Alessandrite (AL) (755nm), che produce una luce nella gamma del rosso, che viene assorbita selettivamente dalla melanina presente nel bulbo pilifero  contribuendo ad eliminare i peli superflui, oltre che macchie della pelle, pseudofollicolite della barba .

In uno studio retrospettivo di Kutlubay, per valutare la sicurezza e l’efficacia di questo laser, lo si é testato su un campione di 2359 pazienti turchi, i risultati ottenuti sono stati pari all’ 80,6% di peli superflui rimossi sulle aree trattate, con una percentuale di lievi complicanze pari a solo il 2,2% dei casi, con segni quali: iperpigmentazione transitoria (0,7%), follicolite (0,5%), ipopigmentazione transitoria (0,5%).

In uno studio di Handrick e Alster é stato, invece, comparato l’utilizzo del laser AL rispetto al laser a diodo (DL) (810 nm), in 20 pz che si sono sottoposti a sessioni di epilazione nel corso di 3 mesi, la risposta clinica e istologica osservata é stata equivalente con parziale ricrescita dei peli al termine del trattamento, suggerendo la necessità di trattamenti aggiuntivi per risultati progressivamente definitivi.

In una review pubblicata da Gan and Graber sui differenti apparecchi di fotoepilazione attualmente presenti in commercio, quali il laser AL, il laser DL, il laser a neodimio (Nd-YAG) (1064 nm), la luce pulsata ad alta intensità (IPL), ecc., i due autori suggeriscono che tutte queste differenti tecnologie apportano dei risultati significativi ed equiparabili nell’eliminazione dei peli superflui, fatta eccezione per il laser Nd- YAG, che sembrerebbe distinguersi tra gli altri per le migliori prestazioni ottenute sui fototipi più scuri.

Altri studi, invece, come ad esempio quello di Parviz, hanno ottenuto risultati controversi dato che il confronto tra più tecnologie per la fotoepilazione è spesso fuorviante perché non tiene conto di molteplici variabili tra le quali, la diversa risposta soggettiva al trattamento, oltre che una diversa risposta nello stesso individuo a seconda dell’area cutanea da trattare.

Sebbene, dunque, vi siano studi a favore di una tipologia di laser piuttosto che di un’altra, ultimamente, l’uso combinato degli stessi è quello che sta ottenendo maggiori risultati, in quanto permette di variare l’intensità del trattamento a seconda del tipo di pelle da trattare.

In particolare tra la gamma di laser spicca il GentleMaxPro, un sistema che accorpa due lunghezze d’onda, ovvero il laser ad alessandrite e il  laser Nd Yag. Tale piattaforma, grazie all’elevate prestazioni dimostrate in termini di sicurezza, versatilità d’utilizzo e soddisfazione del paziente, si è rapidamente diffusa nel panorama dell’epilazione riuscendo a garantire risultati ottimali e durevoli nel tempo.