In Giappone è da poco partito il primo test clinico su 10 volontari per un farmaco anti-invecchiamento che si presenta come un vero e proprio “elisir di giovinezza”. Almeno, stando ai primi risultati sugli animali.

A coordinare lo studio è uno scienziato che ci lavora sin dagli anni Novanta: Shin-ichiro Imai, docente di biologia e medicina alla Washington University di St. Louis.

Lo scopo dello scienziato, come lui stesso afferma, non è però allungare la vita in senso stretto, ma “renderci più sani e produttivi durante l’invecchiamento, così da poterci godere di più la vita”. L’elisir di giovinezza che si sta testando si chiama NMN (nicotinamide mononucleotide). Il suo effetto è quello di stimolare la produzione di un gruppo di proteine, dette sirtuine, che non funzionano più man mano che si invecchia. Sono proteine cruciali perché regolano il metabolismo, la risposta allo stress, la riparazione del Dna.

Nei topolini l’elisir ha già funzionato, perché si è riusciti a fermare il declino del metabolismo e della vista e si è ripristinata la corretta tolleranza al glucosio. Sull’uomo, ovviamente, vanno verificati gli effetti collaterali, ma ci sono buone prospettive. Il sistema è simile a quello utilizzato già dalla radiofrequenza frazionale (ad esempio, di Profound), che utilizza dei micro-aghi con elettrodi per rilasciare energia direttamente nel derma profondo, creando delle zone frazionali di danno termico nelle quali si avrà un aumento del volume del derma, senza impatto termico a livello dell’epidermide. La lesione termica controllata nel derma innesca una risposta riparativa, favorendo il rimodellamento cutaneo e la produzione di nuova elastina, collagene e acido ialuronico, con un miglioramento complessivo della qualità della pelle.